Articoli e notizie di carattere storico, culturale, tradizionale bustocco

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 Storia di alcuni parroci di Sacconago del '600

Storie dei nostri parroci (sinaghini)



Dicembre 2013


(Dove è detto, a mo’ di racconto, come tal Petrus Rechizellis fu Parroco di Sacconago per soli 21 giorni, e altre cose)

La prendiamo un po’ lunga. Nel primo Cinquecento buona parte dell’abitato e della campagna sacconaghese era proprietà dei conti Litta, nobili milanesi che, divisi già allora in molti rami, avevano discendenti abitanti in Sacconago. Il professor Rodolfo Rogora opinava che fossero nella bella casa che a metà Ottocento fu dell’ingegner Flaviano Ballarati, o nel bel cortile con loggiato e colonne che stava in fondo a Vicolo Schiera. Questa loro nobile presenza aveva influenza sulla vita del borgo e molto più sull’elezione dei Rettori (Parroci, come diciamo ora) e loro vicari. Infatti, i capi famiglia sacconaghesi accettarono “di buon grado” che il Rettore Marco Lupi nel 1509 nominasse suo vicario perpetuo in paese il sacerdote Antonio Litta (e ti pareva...). Non sappiamo se fosse bravo, istruito e meritevole. Dura per 20 anni, fino al 1530, quando viene sostituito. Ma ‘sti due, il Litta e il Lupi, erano morti o avevano trovato di meglio altrove? Se non lo sa il bravo E. M. Giani, dalle cui ricerche prendo nomi e date, che ha frugato seriamente negli archivi...
Così, in una tiepida sera del 25 Aprile di quell’anno i maggiorenti sinaghini si radunano in piazza al richiamo della campana ed eleggono il successore: Reverendo Paolo Bossi di Bienate.
Stava da noi ormai da 32 anni quando si sentì in dovere di fare testamento, Andò da un notaio che stava a Sacconago, (vuoi vedere che era uno dei nobili Litta?) tale Giovanni Andrea Litta e destinò un fondo perché nella Cappella delle Beata Vergine si celebrassero Messe in tutti i giorni festivi. (Nel finale, per altri versi, torneremo su questa Cappella).
Passarono un paio d’anni, si ammalò e nell’Agosto del 1564 non se la sentì di andare a Milano per il Sinodo Diocesano: mandò a rappresentarlo due sacerdoti di San Giovanni di Busto. Trascorse un brutto inverno e nel Febbraio del ‘65 rese l’anima a Dio. Di nuovo, dopo una settimana, rintoccò la campana per radunare i capifamiglia e i maggiorenti dl paese:

questa volta non convennero in piazza nel tepore dell’Aprile di trentacinque anni prima, e si presentarono imbacuccati e intabarrati perché era il 24 Febbraio. Riporto qui, letti sui documenti consultati e trascritti dal Giani, alcuni cognomi di gente che parteciparono per l’elezione del successore del Bossi, cognomi tuttora delle nostre contrade: Lualdi, Luoni, Formenti, Mascheroni, Ballarati, Reguzzoni, Stefanoni, Vignati e naturalmente Litta.
Elessero il “Rev. Petrus de Rechizellis (Reguzzelli?) filius quidam Anthonii de Oziono (di Oggiono) e rincasarono felici e contenti
Ma non avevano fatto i conti con Mons. Niccolò Ormaneto, un tosto e santo vescovo di Pavia che stava a Milano come consigliere di un tale altrettanto e ancor più tosto e santo: il Cardinale Carlo Borromeo.
L’Ormaneto, come da disposizioni del suo Cardinale, volle esaminare il loro prescelto sulla preparazione teologica e pastorale. Giudicò secondo le severe direttive del Borromeo e mandò Parroco a Sacconago tale Reverendo Vespasiano Arrigoni. Era il 17 Marzo del 1565. Il povero Petrus Richizellis filius quidam ecc. ecc. era durato solo 21 giorni. Di lui non abbiamo altra notizia. Potrei far lavorare la fantasia e descrivere come la presero i sinaghini, come reagì il Litta che lo sostenne, se quella dell’Ormaneto fu una buona scelta; di materiale per ricostruire ce ne sarebbe. Ma, come si dice sempre e non si mantiene mai, sarà per una prossima volta.
Tuttavia una curiosità ci sta tutta: il parroco Arrigoni mori in Sacconago a 99 anni e lo sostituì un Tosi di Busto che ne aveva 26.
Quella Cappella delle Beata Vergine dove per anni, per volere del legato del Parroco Bossi (quello di Bienate, ricordate?), si celebrarono messe tutti i giorni festivi, c’è ancora. A ridosso, parte Nord, della Chiesa Vecchia, affrescata a più mani e in più epoche, malridotta dall’uso cui la destinarono all’inizio del Settecento, ferita dalla crudeltà del tempo e abbandonata anche dalla memoria per tre secoli, ha resistito ed ora dai tasselli di assaggio dei restauratori fa balenare già la sua bellezza.


Da: Ginetto Grilli, su "Canto novo di Sacconago", febbraio 2010


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