Articoli e notizie di carattere storico, culturale, tradizionale bustocco

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 La San Vincenzo di Sacconago: storie di povertà negli anni'30 e '40

Storie di povertà Sinaghina

OTTANT’ ANNNI FA A SACCONAGO


Tutto inizia il 31 Maggio 1932 quando, nella casa del parroco don A.Marelli, si radunano sei donne sacconaghesi per, come dice il primo verbale redatto dalla maestra Angela Griffanti, “addivenire alla fondazione della Conferenza di San Vincenzo tanto raccomandata da Sua Santità Pio XI°”
Il 3 Dicembre 1932 viene accettata dalla Direzione centrale la domanda di aggregazione e così, all’inizio del 1933 inizia, si può dire ufficialmente, l’attività dell’associazione.
Nella Sacconago di allora persistevano aree di povertà con all’interno sacche di miseria.
La morte di un genitore era una tragedia economica per una famiglia in cui spesso erano numerosi i figli che restavano orfani. (A proposito di famiglie numerose ecco il movimento demografico della nostra parrocchia a fine 1932: Nati 119- Morti 52).

Non sarò mai grato abbastanza alla gentile Rosangela Caccia che mi ha dato l’opportunità di poter leggere ventidue anni di verbali di adunanze della conferenza di S. Vincenzo di Sacconago. Passando di pagina in pagina ho rivissuto storie di umana vita racchiuse in quaderni sacconaghesi. Storie di stenti e di solidarietà tali da commuovere, intenerire, far sorridere od intristire. Verbali stesi con accuratezza linguistica, quelli della maestra Griffanti, o con ingenua spontaneità quelli di altre segretarie meno…letterate.
Con tutta la delicatezza e la discrezione che richiede l’argomento, e quindi tralasciando nomi e circostanze che possono condurre ad identificare gli assistiti, citerò i passi che più mi hanno colpito e stupito: lungo spaccato di vita sinaghina immeritatamente sconosciuta.
E queste sono le cose che trovo:

Marzo del 1933 Finalmente si è potuto trovare il lavoro per un tale “che viene respinto da parecchi padroni per aver commesso una volta un furto” (Mi immagino che abbia messo in tasca qualche spola di filato o una matassa di cordino per legare le piante di pomodoro)
Giugno del 33 La vice presid. Angioletta Ballarati (non la moglie di Egidio il dottore ma del cugino Flavio), è incaricata di “una visita caritatevole ad una sussidiata sulle quale corrono cattive voci”. Si legge anche di una decisione da prendere su i due materassi e i quattro cuscini promessi ad una giovane che si deve sposare. Si decide che vengano consegnati dopo il consenso. (Non si sa mai!)
Luglio del 33 La presidente faccia visita ad un nuovo richiedente perché “ha una fama poco religiosa” Intanto una “su cui correvano cattive voci” continua a tenere “ la sua condotta incorreggibile”. Le viene tolto il sussidio.
Questa è commovente ed edificante: un’ assistita rinuncia spontaneamente al sussidio perché “ora trae beneficio dal curare i bambini” (Degli altri)
1934 Andiamo un po’ spediti e ne scelgo una che mi pare significativa dei parametri che regolavano i soccorsi. Si stabilisce di dare “una pagnotta di pane al giorno ad un disoccupato che si trova in estrema miseria”
1935 Veniamo a sapere che trasportare un malato in carrozza costava 5 lire. (Naturalmente cunt’a carócia du Umèn.)
La Conferenza paga “la prestazione medicamentosa ad un bambino povero da parte di una donna specializzata del paese” (Vuoi vedere che era la Scighéa cha la tiéa sü i cordi?).
Qui invece mi permetto di citare un nome, perché le consorelle vicenziane non sapevano, 78 anni fa, quanto lontano avrebbe portato il loro gesto di carità. Si impegnano a procurare il corredo ad un ragazzo povero che deve essere accolto nelle Scuola Apost. Dei Padri Camilliani. Questo “ragazzo povero” diventerà sacerdote e medico illustre molto attivo nelle cliniche Camilliane. Morirà a Milano nell’Aprile del 1999. E’ Padre Carlo Lualdi, ul fiö’ dul Papèn.
Nel Novembre di quell’anno spediscono pacchi ai nostri soldati in Etiopia.C’è dentro tabacco, cancelleria ed un libretto di preghiere. Un capitano sinaghino, che aveva ricevuto il pacco, ringrazia spedendo dall’Africa Orientale 100 lire per la San Vincenzo. E’ il capitano Cesare Azimonti, il marito della Gübéta, che abitava la casa ora proprietà della signora Cavaiani. (A fianco della ex Casa della Gioventù) La vedova più tardi, in memoria del marito, farà costruire la cappella SanVincenzo in Chiesa Nuova.
Febbraio 1937 E’ cambiata la segretaria. Non è più la maestra che scrive e lo si deduce da questi piccoli campionari di letteratura italiana “Si è procurato le date necessarie per provvedere di togliere uno scandalo di vita immorale a una famiglia di forestieri venuta a stabilirsi in paese”.
Oppure: “Si approva di sussidiare (omissis) vecchia a carico d’una figlia che il marito non è contento” (Non si capisce se non è contento della moglie, della figlia o del sussidio.)
E sentite ancora: “La signora (omissis) ha nuovamente il figlio ammalato, si incarica la consorella G. di avvisare la mamma che il figlio si è strapazzato nel gioco del calcio” (Sarà anche una prosa che fa guerra alla grammatica e alla sintassi, ma è simpaticissima ed efficacissima).

Interessante invece per i risvolti sociali: “La presid. nei prossimi giorni visiterà quei forestieri cileni che si cerca di unire in matrimonio e chiede se può promettergli due lenzuola che si daranno solo a matrimonio avvenuto”. Le hanno avute un mese dopo il matrimonio. Spesa: lire 22,50.

Chiudo con una storia struggente che mi ha molto toccato.
Una giovinetta viene dimessa dall’orfanotrofio femminile di Busto perché ha compiuto 16 anni. Gli è morto il padre di tubercolosi; trova in casa la mamma, quattro fratelli più piccoli e la miseria. Accetta, penso con la morte nel cuore, di andare in un istituto dove le suore le insegneranno un mestiere.
L’accompagnano tre vicenziane, la mamma ed un fratello di 11 anni che abbraccia la sorella con un nodo alla gola perché al ritorno dovrà andare lui in orfanotrofio.
Sembra di scivolare indietro nei secoli. E’ gente di Sacconago del 1944 .

Storia della nostra “San Vincenzo”, fatta di silenzi operosi più che di girotondi chiassosi; illuminata dalla carità più che dalle fiaccole delle marce notturne.

Ginetto Grilli



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