Articoli e notizie di carattere storico, culturale, tradizionale bustocco

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A Camana dul Vitoriu (video)
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Storia della festa di San Pietro e Paolo a Sacconago

Tradizioni sinaghine alla festa 'dul Sanpdar'


17 novembre 2013

La festa delle feste, (tenuto anche conto che il concetto di festa era, nella mentalit della nostra gente, legato alla religione) ul festn da Singu, era il 29 Giugno SS. Pietro e Paolo, anzi San Pdar e basta.
Arrivava, sto San Pdar, dopo un mese di vigilia che aveva visto le donne e le ragazze a preparare fiori di carta: striscioline di velina arrotolate su un ferro da calza (a ggia da culzta) che poi sfilate formavano graziose rosette fissate su filini di ferro (arda sitia).
Si lavavano, inamidavano e stiravano le pi belle tovaglie e copri cuscini ricamati (a finta dubia) tolti dai cassettoni della schirpa per esporre sui davanzali.
Si lucidavano i candelieri di ottone (al cunt ul Gipis e ul Sidl!) da collocare alle finestre.
Gli uomini dovevano pensare alle porti trionfanti che non era fatica da poco, visto che la settimana prima avevano mietuto segali e frumenti. Andava spazzato il cortile, riassettati i mucchi di letame, i mdi dul rdu (s, cerano le stalle anche in paese!), ordinato portici, cascine e pollai.
Spalancato il portone che d sulla strada, ecco che ora si potevano costruire altarini e porte trionfanti.
Gli altarini pi belli si potevano vedere in quella che fu la via Regina Elena, ora via U. Bassi, sul portone delle sorelle Colombo sindaghine. Sfoggiavano ricami e fiori e vasi e tappeti e statue e quadri religiosi ammirati da tutti.
In via Principe Umberto, ora B. Bellotti, il marito della Pierina dul Sassu aveva esposto, a sua insaputa, una Madonna dAiuto che ora stava precaria sulla finestra in alto. Passa la Pierina in processione con in mano il cilostro, vede la Madonna barcollare e grida Oh madria! I dan!. Aveva nascosto nel cavo della statuina i sui risparmi che ora minacciavano di finire in strada. Pianta in mano il cilostro alla sua vicina, corre sulle scale e riesce salvare a Modana e ban i dan.
La porta trionfante era una struttura a galleria costruita sotto il breve androne che portava nel cortile, veniva ricoperta di fronde dedera, di rami di pino e vasi di fogliame vario, fiori di carta e, belli da vedere, i rosmarini, i limoni, gli oleandri e le ortensie in mastelli di legno e i gerani in grosse latte su cui potevi leggere: Estratto di pomodoro- Due Leoni- o Anchoas de Espana.
Su questi sfondi verdeggianti si costruivano scene della Sacra Scrittura o episodi del Vangelo. Si potevano vedere il Sacrificio di Isacco, La Samaritana al pozzo, Ges tentato nel deserto, La cacciata dal paradiso terrestre, Il Calvario. Vi chiederete cosa avessero a che fare con i SS. Pietro e Paolo; il fatto che andavano a noleggiare le statue a Milano e prendevano quello che cera.
Un anno in via S. Carlo ricostruirono il Sacro Monte di Varese con la funicolare funzionante e la campanelle che squillavano sul campanile del santuario.
Venne gente da ogni dove (fuast mi sti) per ammirare e stupire!
A sera si accendeva, orgoglio sinaghino, lilluminazione nelle vie, sulle chiese e sul campanile. Era fatta con le lampadine fissate ad una ad una su listelli di legno, i stagti, dalla maestria e dalla pazienza dellelettricista Giani di Busto; li installava a quel tanto al metro con alle volte laiuto del Cova Secondino, un dipendente della Lombarda Vizzola(lattuale Enel) che abitava in Piazza Chiesa Vecchia dove poi fin la Famiglia Sinaghina. (Scusate la divagazione: trover mai una bella sistemazione questa nostra piccola piazza che fronteggia quel gioiello di chiesa che gli sta di facciata?).
Ahim, che mi sono perso in particolari e non ho ancora parlato delle funzioni religiose: quel benedetto pallone di bambagia, ul baln da San Pdar, bruciato un po dovunque nelle patronali di un santo martire e che mi fa ammattire perch tra i tanti significati e origini che gli attribuiscono non ne trovo uno che mi convinca. Devo dire della Messa Grande con i tre preti gravati di quei paramenti rossi di met Ottocento rutilanti di oro, sfarzosi di ricami e odorosi dincenso.
Sul campanile della Chiesa Vecchia ul sciur Morganti suonava a carillon; campn da fsta, le cose pi incredibili..
Devo dire del Vargha, Angelo Giani, crocifero della Confraternita del SS. Sacramento e prima di lui ul Mus che portava la croce pi pesante: (E rimasto il detto per uno che duro da sopportare: l ul crusn dul Mus).
Il Mos abitava in via S.Carlo, mi sembra al N4, e sulla stessa via abitava anche uno che si chiamava Abramo e, prima che si spostasse in vicolo Tamburini, anche un Giacobbe che aveva battezzato una sua figlia: Giuditta. Per questo la via S. Carlo era chiamata Cuntr di Ebri.
Devo dire del Ngiul ul Sciga Toia Angelo bastoniere, sempre dei Confratelli che finch ebbe forza apri tutte le processioni di San Pietro e del Corpus Domini. Devo dire del Maca Felice che, quando celebr la Prima Messa il suo coscritto don Giovanni Colombo, giusto a San Pietro del 1936, si confess e si comunic su intimazione delle sorelle del prete pena lesclusione dal banchetto. Poi per lui non ci furono pi Prime Messe di suoi coscritti...
Amici del Canto Novo, ho forse abusato dello spazio e certamente della vostra pazienza; ma troveremo il modo di parlare in avvenire di quando alle processioni di San Cirillo partecipava il garibaldino sacconaghese Cirillo Caccia seduto in carrozza a doppio tiro.


Da: Ginetto Grilli, su "Canto novo di Sacconago" - Giugno 2009


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