I madonn di ciochi

... Queste processioni, intese alla benedizione dei campi, si effettuavano nel giorno festivo che cadeva più vicino al giorno (3 maggio) della Santa Croce, ed i ragazzi la chiamavano "a funzión di galüghi" perché coincidevano con l'apparizione dei maggiolini... …... queste cappelle, con l'effigie della Madonna, servivano per le preghiere, per il ricovero di fortuna in caso di pioggia o temporale e servivano pure agli sproloqui degli ubriachi. Ascoltatene uno:

"Cáa Madona dul Signui
Vü si pièna da grázi
E men sum pien da ven.
Ul vostar fiö 'l é mortu in crusi
e ul me 'l é mortu in presón.
Anssi! Sèm propi
dü por famigli disgraziái..."


Enrico Crespi, il decano dei poeti nostrani, in una sua ispirata poesia bustocca, ha classificato queste cappellette "I Madon di ciochi".
Chiusa la parentesi, torniamo alla processione. Per la parrocchia di San Giovanni, la prima fermata era alla cappella di Strà Brughetto. Qui la gente faceva roccolo. I ragazzi osannavano agitando i cappelli. Le donne in ginocchio pregavano: "Madonna tieni lontano il calcino e il negrone dai bigatti; Signore, salvaci dalla siccità e dalla tempesta". Dopo questa prima tappa la processione raggiungeva il Casello del Gallo che adduceva alla Boschessa, poi raggiungeva la cappelletta di Strà Balon, che era posta all'altezza dell'attuale via Cellini. Finiva così il suo percorso.
Nella parrocchia di San Michele, più numerosa di contadini, la processione si snodava in Veronca, poi in Strà Gallarate e alla Cascina dei Poveri. Era una vera sfacchinata; ma tutti erano contenti di aver fatto il proprio dovere.

Carlo Azimonti, La Prealpina del 19 maggio 1955. Rielaborazione della grafia linguistica di Enrico Candiani



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