Vicolo Appiani - di Luigi Caldiroli - poesia dialettale in Bustocco

Vicul Apiàni


(Luigi Caldiroli)
Un po' da Büsti stráccu al sa ritìa;
al é bon pü da fágal a stá in pé.
Ma par chi müi infermi cha va via,
che pèna, che dulúi, che dispiasé !

Hin vèrt'i técci, i porti i bòrlan giù
in mez' a págn sü cordi, lì a sügá
e a gáti frègi cha sa lèpa al sù
da cupi negr' e ruti d'una cá.

Tra gelusìi stort'e müi crepái
gha pendi d'un cantón un por Signùi;
in fìa sü na ringhéa, quasi secái
i crodan, un pó giáldi, i ültam fiúi.

In stráa un caál tüt òssi hin dré ferá
par métal sut' isvelt' al só carèl
giá pién da barlafüsi da salvá
insèm ' a na gabièta cunt u üsèl.

Un pó da Büsti al vá e 'n carelén
un mondu da puaìti al mèna dré;
gh resta vöi e mütu 'l viculén.
Che pèna, che dulúi, che dispiasé !
Un po' di Busto, stanco, si ritira;
non ce la fa più a stare in piedi.
Ma per quei muri malfermi che se ne vanno,
che pena, che dolore, che dispiacere !

I tetti sono scoperti, le porte cadono
fra panni stesi, su corde, ad asciugare
e gatti infreddoliti che si leccano al sole
da tegole nere e rotte di una casa.

Tra persiane storte e muri con crepe
pende da un angolo un povero crocifisso;
in fila su una ringhiera, quasi seccati,
crollano, un po' gialli, gli ultimi fiori.

In strada, un cavallo tutt'ossa stanno ferrando
per metterlo in fretta al carrello
già pieno di cianfrusaglie da salvare
insieme a una gabbietta con un uccellino.

Un po' di Busto va, e un carrellino
si porta appresso un mondo di povertà;
resta vuoto e silenzioso il vicolo.
Che pena, che dolore, che dispiacere !!



Altre composizioni di Luigi Caldiroli

Piace qui ricordare un episodio di qualche anno fa. Proprio nella zona di vicolo Appiani venne demolito un intero isolato di vecchie case di cortile. Stiamo parlando - vado a memoria - della fine anni '80 primi anni '90. Qualcuno ricorderà meglio queste date.
Un amico che abitava di fronte, in un bruttissimo palazzo anni'60 mi disse "ho passato tutto il giorno a guardare le ruspe abbattere quelle case. Non ne potevo più di quella schifezza".
Perchè, mi domando, invece di vedere in quel momento la bruttura di case ormai fatiscenti, non ha visto la bellezza della vita che per secoli è stata vissuta in quelle case, magari fra stenti e privazioni. Le case contengono la vita di coloro che ci hanno vissuto, e quando se ne va una casa, se ne va, un po, anche la memoria e lo spirito di coloro i quali ci hanno vissuto.
Enrico Candiani, 14.2.2015