Il mese di gennaio- di Enrico Crespi - poesia dialettale in Bustocco

Gennaio


Tratto da: I mesi
Ga pasa i ann, e senza mai fermasi :
i pasan teme un sogn; sa curan dr :
pena che voun al moui, un oltr al nasi,
ma par fa postu a chel cha vegn adr...
Passano gli anni, senza mai fermarsi :
passano come un sogno; si rincorrono :
e appena uno muore, un altro nasce,
ma per far posto a quello che lo segue...
A San Silvestr un ann al finisi, e in fasi
a gh gi l chel nouu, che s l sent
da a vita a fa in Genar i so prim pasi,
pien da speranzi e sogn, senza un pens.
A San Silvestro un anno finisce, e in fase
c gi l quello nuovo, che sul sentiero
della vita fa in gennaio i primi passi,
pieni di speranza e sogni, senza pensieri.
Cand al nasi, l na festa da canti;
tra spari da saaseti e da murt,
chela noci, cun tazi da spmanti
Quando nasce, una festa di canti;
tra spari di razzi e mortai,
quella notte, con tazze di spumante
pa ul so batesim, hin i agenti in p...
A l na festa a vita in di prim d;
ma prestu o tardi destin a fin...
per il suo battesimo, sono le persone in piedi...
una festa la vita nei primi giorni;
ma presto o tardi destinata a finire...



Tratto da: Lnari bstocu
Ga cumencia u an nouu e l sanza
guard ul prim ca sa incontra pa stra.
Shin culzon a l segn da bundanza,
ma shin sochi, pa men!, pa st ana;
e guaj pou se par cas l na toniga,
tantu p se dun predi o na moniga...
Incomincia un anno nuovo ed usanza
guardare il primo che si incontra per strada.
Se sono calzoni segno di abbondanza,
ma se sono sottane, povero me!, per questannata;
e guai poi se per caso una tonica,
tanto pi se di un prete o di una suora...
Ma ecu a noci dul d da Pasqueta!...
I Remagi ga riva a caval,
e, guidai da na stela cumeta,
van in giru a purt l so regal;
e in Savig, ben che ul ponti al gh p,
anm i pasan sta noci a d a d...
Ma ecco la notte del giorno dellEpifania!...
I Re Magi arrivano a cavallo,
e, guidati da una stella cometa,
vanno in giro a portare i suoi regali;
e in Savigo, anche se il ponte non c pi,
ancora passano in questa notte a due a due...
Dop sa disi che i festi... Hin di stori :
l mia va che i fest hin fin :
l insc bel fa legria e baldori!...
e difati, al darseti, ecu chi
SanAntoni..., e par fa ribaten
ga vegn bon dul purscel ul cuen.
Dopo si dice che le feste... Sono delle storie:
non vero che le feste sono finite:
cos bello far allegria e baldoria!...
e difatti, al diciassette, ecco che
SantAntonio..., e per ripetere
viene buono del porcello il codino.
Dun ua bona a sa slonga i giurnaj;
per l fregiu al va dr fas sent.
Sa sta ben dum in c rintanaj;
foua gh un ventu chal paj un bis;
e sa senti magari cnt
che l in piaza un asnen gh ge.
Di un ora buona si allungano le giornate;
per il freddo continua a farsi sentire.
Si sta bene solo in casa al caldo
fuori c un vento che pare pungere;
e si sente magari raccontare
che l in piazza c gelato un asino.
Guta ul nasu, sa bufa s i didi;
hin i d pus freg cha ga sia:
pi sa canta, sa bala, sa ridi,
sa fa istesu baldoria e legria...
Pressal foug, cun na penta da ven,
sa muisna da a Gioubia ul scenen.
Gocciola il naso si soffia sulle dita;
sono i giorni pi freddi che ci sia:
per si canta, si balla, si ride,
si fa lo stesso baldoria e allegria...
Vicino al fuoco con una penta di vino,
si ammorbidisce della Gioubia il cenino.
E un pr Cristu magari n s a porta
al barbela da fregiu e da fam;
e na dona magari l morta
in misa s n leciu da stram...
Canti e canti a stu mondu ghan non
da sculdasi e mangi un caj bocon!...
E un povero Cristo magari sulla porta
trema per il freddo e per la fame;
e una donna magari morta
in miseria sopra un letto di strame...
Quanti e quanti a questo mondo non hanno
da scaldarsi e mangiare qualche boccone!...
Chi sta ben o cha noda in bundanza
chal sa meta s l coui una man
e chal faga da chel cha ga vanza
a cait alman dun tocu da pan...
Chel che a i pj a sa d par amui
a lu rendi ad sra ul Signui.
Chi sta bene o nuota nella abbondanza
si metta sul cuore una mano
e faccia di quello che le rimane
la carit almeno dun pezzo di pane...
Quello che ai poveri si d per amore
lo rende ad usura il Signore.


In questo lunario si passano in rassegna alcune delle nostre antiche usanze e consuetudini che ormai vanno scomparendo; e allinizio si fa subito cenno a quella superstiziosa usanza di trarre pronostici, per lanno che incomincia, dagli incontri che si facevano uscendo di casa il primo giorno.
Si richiama pure la festa dei Magi, che si voleva fossero passati in Savigu , (lattuale via Montebello), e che, nella notte che precede lEpifania, vi facessero ritorno per portare doni ai bambini buoni. Lattendibilit poi del proverbio che collEpifania, avessero fine le festivit, viene sfatata dai Bustocchi. Essi infatti trovano modo di stare allegri e fare baldorie festeggiando, con cene notturne inaffiate da abbondanti libagioni, il giorno di S. Antonio e quello della Gioubia , lultimo gioved del mese. (L insc bel fa legria e baldori).
Si ricordano anche i tre giorni della Merla, (i d pus freg cha ga sia); e si chiude la composizione con un pensiero a chi soffre ed un invito a chi si trova in agiata condizione perch porti loro quel soccorso tanto pi provvidenziale nei mesi invernali.

Enrico Crespi 1958


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