Il mese di maggio - di Enrico Crespi - poesia dialettale in Bustocco

maggio


Tratto da: I mesi
L’è ul mes di amui, di fiui e da a Madona.
Asniti, gati, can van in amui;
cantan d’amui i usej al nidu, e amui
al canta e al ridi in coêui d’ogni parsona...

Sü altaj,... splendui da ciaj, prufüm da fiui!...
Garofan, roêusi, vioêui i fan curona,
in gesa, a bela statua da a Madona :
l’è ‘na festa da lüsi e da cului...

Ma un surisu, un’ ugiaa da su e seren
cun d’arcubalen tütt’i gradazion,
hin i fiui in di prâ e in dul giarden :

hin gioj che dul so’ scrignu, a profüsion
l’ha butà-giù ‘na fata : hin picul stel,
in di noci seren, piuù dul ciel...
È il mese degli amori, dei fiori e della Madonna
Asini, gatti, cani vanno in amore;
cantano d’amore gli uccelli al nido, e amore
canta e ride il cuore di ogni persona ...

Sull’altare,... splendori di chiari, profumi di fiori!...
Garofani, rose, viole fanno corona,
in chiesa, la bella statua della Madonna :
è una festa di luci e di colori...

Ma un sorriso, un occhiata di sole e sereno
con dell’arcobaleno tutte le gradazioni,
sono i fiori dei prati e nel giardino :

sono gioie che nel suo scrigno, a profusione
le ha buttate giù una fata : sono piccole stelle,
nelle notti serene, piovute dal cielo...



Tratto da: Lünari büstocu
L’è ‘na festa da verdu e da fiui,
da seren, da profüm, da canzon;
fin’ i asniti mo’ i ragian d’amui
e ga ronza caaoêugi e muscon;
gh’è parpaj, gh’è galüghi e grizel,
vul e gridi da rondin’ in ciel.

Ma prüdenza cunsiglia andà ‘dasi...
Se poêu al pioêui, püsè paja che gran;
s’al tja ventu, al pò ‘l coêui mett’in pasi
e sperà ‘n bon racoltu ‘l pajsan:
candu Magiu al fa tanti dì süci
a gh’è pan in bundanza par tüci.

E in di prâ, e in giarden a gh’è fiui,
sü i finest’, i ringhej, dapartütu,
in di câ tan di pôi che di sciui,
sü ‘l to’ altaj, o Madona di Aütu :
e chi ‘n Büsti, stu mesi, sa vedi
un risvegliu d’amui e da fedi.

Tütt’i vegnan inturnu al to’ altaj,
a pregà, a pizà ‘na candia;
vegn chi san e ga vegn chi maaj,
tütt’i vegnan par dì ‘n Aj-Maia;
e Ti sempar valzà tegn a man
tegn da Büsti i disgrazi luntan.

Però, in mezu a sta festa ridenti,
ga risona anmò l’ecu ben ciar
d’una diana da guera, che i venti
i trasportan sü i monti e sü ‘l mar :...
sa rivivi chi dì da pasion,
d’entüsiasmi, speranzi e magon.

E cumosu ga curi ul pensè
a i suspiri di mamm e di spusi,
candu in nom e da a Patria e dul Re,
al cunfen tanti coêui generusi
in d’un slanciu d’amui hin vulà,
teme un tempu, chi in Büsti, i nos pâ...

Sì, l’è in Büsti,che un Magiu luntan
Barbarusa al g’ha ‘vü ‘na batosta,
e se incoêu sa decanta Legnan,
neun lu sem cha l’è propri ‘n câ nosta
cha gh’è stej ripurtà sta vitoria,
che sta pagin s’è scritu da storia.
È una festa di verde e di fiori,
di sereno, di profumo, di canzoni;
fino gli asini ragliano d’amore
e girano le libellule e mosconi;
ci sono farfalle, maggiolini e uvaspina
voli e gridi di rondini in cielo.

Ma prudenza consiglia di andare adagio...
Se poi piove, più paglia che grano;
se tira il vento, può il cuore mettersi in pace
e sperare un buon raccolto il contadino:
quando Maggio fa tanti giorni asciutti
c’è pane in abbondanza per tutti.

E nei prati, e in giardino ci sono fiori,
sulle finestre, sulle ringhiere, dappertutto,
nelle case sia dei poveri che dei ricchi,
sul tuo altare, o Madonna dell’Aiuto :
e qui a Busto, questo mese, si vede
un risveglio d’amore e di fede.

Tutti vengono intorno al tuo altare,
a pregare, ad accendere una candela;
vengono quelli sani e vengono gli ammalati;
tutti vengono per dire una Ave-Maria;
e Tu sempre alzata tieni la mano
tieni da Busto le disgrazie lontane.

Però, in mezzo a questa festa ridente,
risuona l’eco ben chiaro
di una diana di guerra, che i venti
trasportano sopra i monti e sopra il mare :...
si rivive quei giorni di passione,
di entusiasmi, speranze e tristezza.

E commosso corre il pensiero
ai sospiri delle mamme e delle spose,
quando in nome della Patria e del Re,
al confine tanti cuori generosi
in uno slancio d’amore sono volati,
come un tempo, qui a Busto i nostri padri...

Si è a Busto che un Maggio lontano
Barbarossa ha avuto una batosta,
e se oggi si decanta Legnano,
noi lo sappiamo che è proprio a casa nostra
che c’è stata riportata questa vittoria,
che queste pagine si è scritta la storia.


È il mese più bello dell’anno; è una festa di canti, di verde e di fiori.
Non c’è casa, in questo mese, che non s’adorni di vaghi e smaglianti fiori; mentre l’altare della nostra Madonna è un trionfo di luci, di profumi e di splendori. Tutti vengono a salutare la celeste Regina nel vetusto Suo Tempio, ad implorare grazie e favori ed a pregarLa perché tenga sempre la sua mano alzata a proteggere la nostra diletta Busto. (Viva è la tradizione che, durante l’infierire della peste, la nostra Madonna, portata in processione, avesse alzato la mano e, come d’incanto, il terribile morbo fosse cessato.)
Ma in questo fervore santo, come un’eco lontana, ancora risuona una diana di guerra che richiama quel 24 maggio del 915, in cui cuori generosi, in uno slancio d’amore, unanimi accorsero a difendere i sacri nostri confini. E per analogia si ricordano pure altri valorosi che, in un maggio lontano, sconfissero le preponderanti forze del Barbarossa, in una memorabile battaglia che fu detta di Legnano.
Ed è con questo che si chiude il canto.
L’ultima strofa, che ho scritto non senza aver prima cercato di farmi una chiara idea del come e dove sia avvenuta la battaglia, viene qui riportata nella stessa stesura di allora.
Ed anche se altri siano di parere contrario, la mia convinzione di allora non è punto mutata, neppure dopo i recenti dibattiti.
Con questo non intendo si abbiano a cambiare nomi, ma semplicemente dire che nei campi tra Busto e Borsano ha avuto il suo epilogo questa battaglia.

Enrico Crespi 1958


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