La storia di San Cirillo (Augusto Zeroli - 1954)

Da oltre 200 anni Sacconago conserva gelosamente e venera il corpo di S. Cirillo martire. Ogni anno, nell’ultima domenica di ottobre il corpo del Santo viene esposto alla venerazione dei fedeli e grande folla di devoti accorre a pregare davanti al Martire della fede, ad ispirarsi ai suoi eroici esempi. I cittadini furono sempre devotissimi del Santo e nei momenti più trepidi fu grande la fiducia nella sua potente intercessione.
Durante la guerra mondiale i nomi di tutti i soldati sacconaghesi furono posti vicino alle ossa del Santo, che protesse i suoi devoti da tanti pericoli. Sacconago, che vide partire per la guerra più di 500 cittadini, ebbe meno di 40 morti sul campo di battaglia: nessun paese patì perdite tanto lievi.
E nel 1928, ricorrenza centenaria di San Cirillo, tutto il popolo fu in festa. Portò in trionfo il corpo glorioso e celebrò giornate così grandiose e solenni, che resteranno indimenticabili nella storia paesana. Più di ventimila persone venute da ogni paese e città della Lombardia e Piemonte parteciparono a tanto trionfo.
Notizie ricavate dalla Biblioteca Ambrosiana di Milano, “Nel tomo 2° dello storico Surio e nel tomo 2° Luigi Nisomeno, sotto il giorno 28 ottobre 262 nell’era volgare, si trova la narrazione del martirio di S. Anastasia, la quale, dopo aver subito molti tormenti, chiese per ristoro un po’ d’acqua.
Allora dalla folla degli spettatori uscì un giovane di nome Cirillo che portò da bere alla martire.
Cirillo non era ancora conosciuto come cristiano e bastò questo atto di pietà verso Anastasia perché fosse denunciato al prefetto Probo, il quale fece condannare al supplizio il giovane.
Confessò Cirillo la sua fede davanti ai giudici e, per un bicchiere di acqua dato in nome di Gesù Cristo, si meritò come grande ricompensa la palma del martirio”.
In un libro intitolato “Roma cristiana e gentile” dell’abate Carlo Bartolomeo Piazza, si trova scritto insieme alla storia di vite di Santi, in data 28 ottobre quanto segue:
“S. Cirillo romano martire il quale per aver portato da bere acqua a S. Anastasia monaca, richiesta nel maggior fervore dei suoi tormenti fu preso, torturato, e con essere decapitato, ricevette la corona del martirio a S. Maria”.
Il card. Baronio nel suo trattato sulle vite dei Santi, sotto l’anno di Cristo 262, par. 357, scrive: “sotto gli imperatori Valeriano e Galieno, moltissimi cristiani furono martirizzati a Roma ed in altre città dell’impero.
Fra l’altro furono martirizzati il 28 ottobre Cirillo e 40 cristiani subirono il martirio a Roma in Via Lauticana"
.
Nel martirologio romano ed in quello milanese sotto il giorno 28 ottobre dell’anno 262 così si legge: martirio di S: Cirillo avvenuto a Roma.
Il corpo di questo martire fu trasportato a Sacconago dove si celebra le festa il 28 ottobre. Da quanto si è detto risulta che S. Cirillo fu martirizzato l’anno 262, il giorno 28 ottobre sotto gli imperatori Valeriano e Galieno, nel papato di Dionisio e che è stato decapitato a Roma. L’autenticità del suo martirio è dimostrata dall’ampollino che ne raccoglie il sangue sparso, posto accanto al Corpo Glorioso.
Nel 1880 venne fatta la revisione delle reliquie del Santo da una Commissione Arcivescovile che dichiarò autentico il corpo del Santo.
Intorno alla storia del martire si è ricamata anche una leggenda. Raccontano che san Cirillo era destinato alla borgata di Busto Arsizio.
L’urna del Santo veniva trasportata dal viaggio da Roma, su un carro trainato da buoi. Il carro, giunto davanti alla Chiesa di Sacconago, si fermò: i buoi non volevano andare avanti e aggiogarono altri buoi, ma anche questi non vollero proseguire.
Il popolo sacconaghese gridò allora al miracolo e volle per sé il corpo di S. Cirillo.
I bustesi ne presero la tunica e gli conservarono una gran devozione.
Questa è la storia del martire Cirillo, una storia che è strettamente legata con il rione di Sacconago.

La Prealpina sabato 3 luglio 1954 - Augusto Zeroli

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