LA NUOVA STAZIONE FERROVIARIA DI BUSTO - INAUGURAZIONE IL 25 OTTOBRE 1924





L’inaugurazione della stazione ferroviaria di Busto Arsizio, nel punto in cui si trova tuttora, avvenne il 25 ottobre del 1924. La vecchia stazione, che si trovava a ridosso del centro storico, e dove i binari del treno passavano in quello che oggi è il cosiddetto “viale della gloria”, era ormai chiaramente inidonea agli scopi e alla grandezza della città, che era fortemente cresciuta. I binari correvano fra gli edifici e non avevano più alcuna possibilità di trovare spazio per espansione. Vi erano ripetuti passaggi a livello che arrestavano e paralizzavano per ore la viabilità della città, pur con la limitatezza del traffico dell'epoca rispetto a quello odierno.

Vista dei binari della vecchia stazione ferroviaria


Per moltissimi anni le autorità di Busto premettero affinché il governo centrale provvedesse a una sistemazione e ad uno spostamento del vecchio tracciato.
Così, nel 1910 (secondo altre fonti: nel 1905) fu posta la prima pietra della nuova stazione e dei nuovi binari, fuori dal centro abitato.
Ma l'opera non fu completata, sia per via delle mancanze di risorse finanziarie, che per la sopraggiunta guerra - quella del 15-18 - e infine per i disordini politici dell'immediato primo dopoguerra.
Il costo dell'opera fu di circa 8 milioni delle lire dell'epoca di cui circa 700 mila spese per l'acquisto e l'installazione degli impianti elettrici.
Secondo le cronache dell'epoca, verso le ore 13 del giorno dell'inaugurazione è iniziato il transito dei treni sul nuovo tracciato, così definitivamente abbandonando il percorso ferroviario che passava lungo l'attuale tracciato di Viale Borri, Cadorna, Duca d'Aosta e Diaz. All'inaugurazione, oltre al sindaco Maderna, partecipò il cardinale arcivescovo di Milano, Tosi, peraltro nativo di busto, nonché il Presidente del Consiglio dell'epoca, ossia Benito Mussolini, e il ministro delle comunicazioni Galeazzo Ciano, che per la cronaca era anche il genero di Mussolini.
Dopo il discorso di Ciano, il convoglio delle autorità si accinge a visitare l'ospedale di Busto, che all'epoca era nuovo e considerato ampio e all'avanguardia; quindi la carovana si dirige verso la sede locale del partito fascista, alla quale il Duce, peraltro, dedicherà solo pochi istanti; quindi le autorità si recheranno verso il palazzo Municipale ove il Duce terrà il discorso ufficiale che riportiamo per onor di cronaca e di storia:
“Popolo di Busto Ecco che io ho adempiuto la mia promessa, la promessa che io feci al primo rappresentante della vostra città. Sono lieto di aver assistito all'inaugurazione della vostra stazione ferroviaria; sono lieto di avere visitato il vostro magnifico ospedale, il vostro tempio bramantesco, di avere innanzi a me lo spettacolo imponente di una folla entusiasta. Ho gli occhi allietati dalla bandiera della Patria i cui tre colori sono simbolo di sacrificio, gloria e speranza, dai Balilla, da gli avanguardisti, dalle camicie nere, che si preparano a commemorare degnamente l'anniversario glorioso della marcia su Roma e si stringono attorno ai loro gagliardetti, emblema di concordia e di disciplina.
Ogni giorno che passa segna una nuova pietra all'edificio della Ricostruzione Nazionale. Oggi è una stazione, domani saranno un porto, una bonifica in Sardegna, una strada in Calabria. Sono tutte imprese che noi conduciamo a compimento dopo mezzo secolo di inutili chiacchiere. Solo così la Nazione prospera e diviene potente, solo così noi potremo cancellare le deficienze che ancora sono in Italia, come quella, ad esempio, della rete telefonica, per la quale l'Italia e la terzultima nazione del mondo.
Il dovere di tutti e di lavorare, e lavorare non solo 8 ore ma sedici se sarà necessario per aumentare la potenza e la ricchezza della patria.
Cittadini !
Anche questa giornata termina col sole: voi tenevate un acquazzone (una voce della folla: il tempo non è passato all'opposizione !).
A me rimarrà un ricordo incancellabile delle cerimonie di oggi ed è con commozione che ho appreso dal vostro sindaco che ha avuto vi sono 360 piccoli stabilimenti che qui, come in tutta Italia, ferve il ritmo accelerato e fecondo della vita nazionale.
Bisogna guadagnare il tempo perduto. Se tutti saremo disciplinati, e saremmo stretti attorno al Sovrano e alle sacre istituzione della patria, non ci potrà mancare un grande e luminoso Avvenire.

Fendendo la calca, Mussolini si avvia verso la sala del consiglio comunale ove tiene il seguente discorso:
“Quello che avete detto dimostra che pur avendo dell'intransigenza ideale, si può scegliere un minimo o massimo comune denominatore che permetta di lavorare fra uomini di Fede.
Se fosse possibile portare questo esempio vostro sulla scala della vita Nazionale, ciò sarebbe di utilità grandissima. Ma se ciò non potè avvenire nella proporzione che ci si poteva attendere, non fu colpa mia.
Chi fu al mio fianco non senti, mai, malgrado il mio carattere, …. che non è grazioso, alcuna incompatibilità di carattere.
Bisogna non avere la mente offuscata. Quante volte io dissi agli uomini di buona volontà che c'erano dinnanzi a noi immensi problemi per la ricostruzione Nazionale. E dissi: lasciamo l'arcobaleno della politica, lavoriamo; nel lavoro troveremo anche la concordia. Non fu possibile. Si vuole negare la portata della marcia su Roma. Ma essa è un fatto compiuto, è un fenomeno ormai affidato alla storia: e non lo si può quindi negare, come non si possono negare le Cinque giornate di Milano o le 10 giornate di Brescia.
Non importa se gli appelli nostri non saranno raccolti. Tutti debbono persuadersi che il Governo è solido, e io son più solido del governo (applausi).
Intendo continuare la mia fatica, che non è certo piacevole. Ho una somma di problemi che debbo risolvere e li voglio risolvere. Se i volenterosi verranno a noi ciò sarà bene. E, se no, noi faremo lo stesso.
Sarà più arduo è più duro il compito, ma il compito nostro è affidato alla storia. Talora ho il pensiero orgoglioso, che se per 5 o 10 anni ci lasciassero lavorare in pace, l'Italia sarebbe in grado di guidare la civiltà del mondo tutto.
In Europa si sale e si scende. Tra chi sale ci siamo noi. Saliremo. Quanto più saremo concordi, tanto più ognuno deve assumere le sue responsabilità, ognuno deve sentirsi fraternamente unito a tutti gli italiani che si amano, sperano e marciano verso un sicuro avvenire.

Terminati i discorsi Mussolini e il suo seguito si diresse verso la stazione dopo aver scritto di proprio pugno su un album del Comune queste parole di saluto: “Coi migliori auguri per l'avvenire di Busto, laboriosa e patriottica.”

Al di là delle pompose affermazioni di Mussolini, non v’è dubbio che per la città quell’opera rappresentò un fondamentale momento di sviluppo anche di tipo urbanistico. Nell’arco di pochi decenni, tutta l’area attorno al vecchio percorso ferroviario brulicò di nuovi fabbricati, alcuni andati perduti, altri invece rimasti.

L'articolo sul Popolo d'Italia del 26 ottobre 1924


Successivamente, nel 1929 venne realizzato il poderoso monumento ad Enrico Dell'Acqua tuttora antistante la stazione.

Enrico Candiani, da una ricerca di Angelo Crespi

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