Questa composizione mi è venuta, di getto, una serata in cui ci si era trovati con gli amici del gruppo che si chiama "Intra da nögn", cioè, fra di noi. Il gruppo di amici nato sulle cenerei del primo e unico corso di Bustocco che il Comune abbia organizzato con successo nell'ormai lontano 1997. Da allora, ogni 3-4 mesi, ci si trova per una cena e per leggere qualche classico Bustocco o anche qualche nuova composizione. I primi tempi, succedeva quasi sempre che io e Cristina ci si sedeva vicino ad un amico, Antonio, e che fra lei e Antonio - fra barzellette e doppi sensi - scoppiassero delle risate "grasse" e sincere (ridai scéti). Eppure dentro di me albergavano già delle perplessità sul nostro futuro. Nel mio cuore, appunto, cose belle e cose brutte. Ritrovatomi con quegli amici solo dopo la scomparsa di Cristina, mi son ritrovato sul tavolo al capo opposto a quello ove sedeva Antonio. Lui era - ovviamente - attorniato da amici, ma - per me - "al éa da par lü". Il senso di solitudine mi ha morso lo stomaco, e solo la speranza, e la costanza, mi hanno portato a trovare la salvezza: "Ul Signùi, darbòn, al gh'è".