Immacolata concezione e Sant'Ambrogio a Busto Arsizio:
storia, tradizioni e usanze

La festa di S. Ambrogio, per quanto attiene al lato esteriore, si svolgeva prevalentemente al centro della città, nelle piazze di S. Giovanni e S. Maria. Ma la festa della Madonna si localizzava, invece, nella zona di S. Michele e precisamente alla piazzetta della "Madòna da Pra". S. Ambrogio portava mele e aranci, la Madonna portava i "cupéti". Tanto che la festa dell’Immacolata Concezione correva a Busto come 'a festa di cupéti' ed anche come 'a festa di muùsi’ (Ia festa dei fidanzati).
Per questa seconda denominazione é necessaria una spiegazione. Negli anni passati il tempo che trascorreva tra il fidanzamento ed il matrimonio era breve: sei mesi, un anno il massimo; e par non tiá lóngu tropu i robi.
La maggior parte dei fidanzamenti avveniva, in via ufficiale, la festa della Immacolata. Se S. Ambrogio aveva sussurrato parere favorevole all`orecchio del 'regiu', il fidanzato veniva ammesso alla casa della fidanzata la sera della Madonna. Naturalmente, per addolcire il suo ingresso, il fidanzato si recava a casa della 'morosa' munito del suo bravo 'scartozu da cupeti'. Almeno una dozzina, perché i buchi éan tanti da cuntentá.

Alla “Madona da Pra” eran decine e decine di bancarelle che offrivan alle bocche umide di ansiosa saliva le coppette, i croccanti, i torroni “armandorlati”, i millegusti, i diavolotti, i manecristi, lo zucchero filato ed altre molte dolcerie strapazzate.
Ma fra tutti era regina “a cupeta”. Il pomeriggio di questa festa, “Madona da Pra” non riusciva a dare spazio alla folla che si accalcava. “Muusiti e muuséti, scia chinsci a tö i bei cupéti”.
I venditori non facevano in tempo ad accartocciare e a tener al largo la “fiöáia”. I bambinelli erano impazienti, tiravano e ritiravano le sottane delle mamme: “Tömi a cupeta, a vöu a cupeta mén »! Per un po’ cercavano di far star buoni questi mocciosi con delle promesse, poi, seccate a dismisura scattavano: “Brüta ciuléta, sa ti tasi non, inveci dáa cupeta, ta do ul cupon”. La frase non era ancor terminata che il “cupon” era gia scoccato.
II caragnamento saliva agli alti cieli e pareva di sentire il gracchiare disperato di un nugolo di corvi presi al laccio.
Per ristabilire la tranquillità e il silenzio era giocoforza dar di mano al borsellino e comperare “a cupéta”, la sola che aveva la virtù di far dimenticare il “cupon”.
Quando faceva scuro, la genie diradava fino a disperdersi. La discussione sulla festa riprendeva la sera nelle case accanto al fuoco, tra un bicchier di vino e una “brancáa da castègn”, perché le “coppette" bastavano appena “a indulzì a buca”! Fuori spesso c’era la neve, il freddo sempre. “Madona da Pra” rimaneva nella sua deserta solitudine, tra buio e cielo, in un silenzio meditativo, che indicava, pero, uno stato di pace e non gia di mestizia.
La Madonna ascoltava le parole di tutti i fidanzati che si facevan formale promessa quella sera e che si sarebbero certamente sposati appena dopo Pasqua. Ad insaputa di essi, la Madonna lasciava cadere sul loro capo la Sua benedizione.

Di Enrico Candiani: Quanto a sant'Ambrogio.
Da Noi non ha il peso che si trova a Milano, ma Sant'Ambrogio aveva in Busto un angolo specialissimo che è stato - guarda un po ! - oggetto di scempio edilizio, sin dai primi anni '30 del secolo "d'oro" il XX !
Sant'Ambrogio in Canton Santo, noto semplicemente come "Canton Santo", era un edificio antichissimo. Di questo edificio abbiamo ampiamente descritto nella apposita sezione sulle chiese di Busto cui rimandiamo.
Qui ci piace riprendere e rinviare ad una dolce poesia di Ernesto Bottigelli, che ricorda con grande nostalgia - lui che l'aveva vista - la cappelletta di Sant'Ambrogio e di cui qui riportiamo un disegno. Alcune foto sono invece visibili nella pagina apposita sopra richiamata e dedicata appunto alla cappelletta.


Tratto da Carlo Azimonti