Il viaggio prosegue I: Il fiume ed il ponte a Capua


Un grazie a Dio

Nella circostanza di quell'arrivo al Fiume, mi rimane oggi il pensiero a chi porgere un doveroso ringraziamento. Lungo la sponda del fiume, la bolgia era enorme, c'era una sola barchetta che trasportava poche persone alla volta sull'altra sponda, "per di più a pagamento", noi non avevamo una lira in tasca.
Vista l'impossibilità abbiamo risalito la scarpata portandoci al livello del ponte, sul quale passava anche la ferrovia, ma era totalmente distrutto dai ripetuti bombardamenti; ma uniti alle sponde di ferro esterne c'erano rimasti attaccati i binari con qualche saltuario traversino di legno. Questo fiume, a una ventina di metri sotto al livello del ponte, era abbastanza in piena.

Si verificava che il giorno prima un reparto tedesco con tutti i mezzi abbia tentato disperatamente di attraversarlo sperando che fosse stato poco profondo, ma fu un suicidio generale; la potenza dell'acqua li aveva travolti.
A nostra volta "dopo un'attenta valutazione", abbiamo deciso un tentativo a piedi scalzi con lo zainetto e le scarpe sulle spalle (se ci fosse andata male, al limite cadevamo in acqua) con tanto coraggio e molta paura, questo rischio dovevamo affrontarlo, perché l'altra sponda per noi significava la via di casa. Be', ci siamo trasformati in equilibristi, e ogni decina di passi incontravamo un provvidenziale traversino di legno il quale ci permetteva di fermarci tirando il fiato per raggiungere il prossimo. Assistiti dalla fortuna, siamo giunti sulla tanto desiderata sponda.

Gino Candiani

Indice delle memorie di Gino