Primi tempi dopo il rientro - primi lavori


Colpi di coda della guerra

Anche al nostro paese non c’era tranquillità, i rastrellamenti erano sempre in agguato, la gioventù di leva doveva sempre stare in allerta. Una domenica mattina, dopo l’insistenza di mia madre, sono andato in chiesa, ma all’uscita c’era un blocco fascista; portavano via tutti i presunti disertori, io mi sono accorto nascondendomi all’interno fino a calma avvenuta. Questa incertezza è durata un po’ di tempo. I partigiani già operavano in montagna e pianura e alcune volte mi azzardavo a portar loro da mangiare nelle capanne in mezzo ai campi (fra i tanti c’era un mio cugino Gianfredo), che in seguito sono stati presi dai Tedeschi e fucilati a Monza.

Iniziamo a darci da fare ! Mia madre insisteva che mi trovassi un lavoro ma il mio intento era diverso e mi sono messo a trafficare di tutto, ma in proprio. Un giorno mio cognato Riccardo nella sua qualità di autista personale del sig. Sciapira del cotonificio Bustese che in quei tempi era uno dei più conosciuti d’Italia, mi presentò alla direzione, e per la mia qualità di reduce ottenni di avere svariati colli di scampoli di varie qualità di tessuti (preziosi a quei tempi) e per me una discreta fonte di guadagno.
Da Magugliani un giorno ho acquistato una camionata di tessuto felpato per camiceria, venduto in giornata stessa guadagnando come sei mesi di lavoro da operaio.
Un giorno mi capita l’acquisto di una discreta partita di filati “macò” molto fini e pregiati.
Essendo amico del sarto Bertolotti e suo genero il dott. Toia (dentista) abbiamo piazzato quattro telai nel suo capannoncino, e data una certa esperienza, lavorando un certo periodo, siamo stati in grado di tessere moltissime pezze di fazzoletti molto pregiati che ancora oggi ne abbiamo e ne usiamo. Questa fonte di guadagno fu ottima.
Finito questo materiale, il lavoro è poi continuato con articoli diversi. La moglie di questo (Gondo) Bertolotti era levatrice che in seguito ha assistito in casa nostra al parto di mia moglie (per Flavio).
In quel periodo tutti i giovedì andavamo a Milano al mercato dei Filati; eravamo una decina dell’hinterland milanese, il più distante arrivava da Torino; comunque eravamo tutti amici e ci si rispettava, anche commercialmente, era molto difficile incappare in qualche “bidone”.
E’ certo che di “balossate” ne abbiamo combinate, ma sempre pulite.
Ci fu un periodo che io ed un certo Crosta andavamo spesso in Brianza col motorino da un amico commerciante di filati, lui poi ci consegnava col suo camion, ma un giorno avevo comperato una giardinetta Fiat di Legno, ed una domenica mattina siamo andati a Carate (Brianza) per concludere un affare, quando al ritorno verso le 13.00 sulla strada non c’era un anima viva, ma due ciclisti ci attraversarono all’improvviso la strada; per schivarli, sterzai bruscamente, finendo per ribaltarci alcune volte sull’asfalto, con le ruote per aria. Loro sono scappati nei campi; ma poco dopo passò un tassista che ci accompagnò all’ospedale di Saronno; costatato che non c’era nulla di grave siamo tornati a recuperare la macchina tornando a casa, dove erano preoccupati per il notevole ritardo.

Gino Candiani

Indice delle memorie di Gino