BUSTOCCO: Lingua o dialetto ?


La grammatica codificata, presupposto essenziale

Nel precedente articolo abbiamo posto la questione: il Bustocco è una lingua ? o un dialetto ?
Per dare una risposta a questa domanda non possiamo limitarci a ‘dire la nostra’, ma dobbiamo prima stabilire un metodo attraverso il quale rispondere.
Occorre, in altre parole, affrontare la domanda in modo scientifico. Occorre, insomma, STUDIARE. Altrimenti vale tutto e il contrario di tutto.
Abbiamo così esaminato i quattro aspetti che rendono tale una lingua:
  • Grammatica codificata
  • Grafia uniforme
  • Letteratura significativa
  • Il prestigio sociale
E ci siamo lasciati dicendo: ma se una lingua deve avere queste caratteristiche, il Bustocco né è dotato ?
E allora vediamole una per una. In questa ‘puntata’ ci dedicheremo alla GRAMMATICA.
Fermo che OGNI parlata ha una propria grammatica (altrimenti sarebbe una accozzaglia incomprensibile di suoni) si tratta di capire se la grammatica del Bustocco sia stata codificata o meno.
Con un proprio scritto risalente al 1957, l’autore bustocco Carlo Azimonti ha – forse per primo – abbozzato due fondamentali basi per la codifica del Bustocco: un (sia pur molto sintetico) vocabolario ed una prima bozza di descrizione della grammatica bustocca.
L’opera, ormai assolutamente introvabile, è stata integralmente ritrascritta da Angelo Crespi. In essa Carlo Azimonti affronta, in modo disincantato ma con ragionevole metodo, la grammatica bustocca nei suoi basilari elementi, compiendo però unicamente un primordiale esame della coniugazione dei verbi.

Dopo di lui, a distanza di qualche decennio, con rigore scientifico (quasi) inoppugnabile, il grandissimo Luigi Giavini ha affrontato l’immane fatica di ricondurre la grammatica Bustocca, abbozzata dall’Azimonti, nei canoni della moderna scienza linguistica, realizzando un’ opera, ormai anche essa quasi introvabile, che descrive non solo i basilari della grammatica stessa, ma entra nel profondo dei tecnicismi, gli aggettivi, i pronomi, gli avverbi, le particelle, l’articolo, e così via.
Si tratta di una opera davvero completa di assoluto rigore. Con Luigi Giavini, possiamo dire che il 90 % della grammatica bustocca, della costruzione della frase, dell’analisi del verbo, della sintassi sono stati affrontati e risolti con un piglio degno di un docente di lingue.
Nel corso della seconda parte degli anni ’20 del corrente secolo, chi scrive, basandosi sullo straordinario lavoro di Giavini, ha ampliato lo studio della linguistica, rettificando gli eccessivi ‘italianismi’ della costruzione ‘giaviniana’, evidenziando l’assoluto rapporto di derivazione della struttura verbale bustocca da quella latina (quattro coniugazioni e non tre) e ponendo l’accento sulle tre ‘madri’ della lingua bustocca; la lingua latina, la lingua celtica, la lingua germanica.
Tutti questi tre ceppi indoeuropei hanno lasciato, in varia misura, la loro indelebile impronta nel Bustocco moderno.
Sono poi state meglio chiarite alcune particolarità sulle sonorità bustocche, attraverso un approccio di glottologia moderna, che fanno pulizia di alcuni retaggi non del tutto corretti che sono rimasti ‘nella penna’ di Carlo Azimonti e che per decenni i vari autori bustocchi, inconsapevolmente, si son portati dietro.
Sulla base di questi tre fondamentali studi, possiamo oggi dire senza ombra di dubbio alcuno che: si il Bustocco è munito di una grammatica codificata su basi scientifiche. Il primo tassello è dunque andato a posto.
Vedremo nelle prossime puntate se anche per gli altri tre ‘tasselli’ possiamo dire la stessa cosa….

Enrico Candiani – 04 febbraio 2022