Potenza del mare


Un'Odissea Calabra - parte I

In questi intervalli di tempo, ogni tanto qualcuno di noi veniva trasferito, in forma provvisoria, su varie navi, unitamente alle nostre mine, per uscire al largo e nei vari punti strategici, onde effettuare l’affondamento di protezione ai vari porti ed ipotetici passaggi delle eventuali navi nemiche. Un giorno, mi trasferirono a Bari su un grosso peschereccio attrezzato a dragamine con destinazione Crotone. Battevamo quasi giornalmente il dragaggio di tutta la costa calabra. Un giorno, a metà percorso, di fronte a Soverato, eravamo ancorati in rada, perché non c’era il porto. Io sono sceso con due marinai, con la nostra barca, per fare la spesa di roba fresca per la nostra “famiglia”, che eravamo in diciassette. Dopo la spesa, ci siamo fermati qualche ora in osteria: in quel preistorico paese di allora, non c’era acqua, e per bere il buon vino bisognava intingere in quella specie di botte una caraffa di terracotta abbastanza nera e già usata da chissà quanti. Allora io mandai un mio marinaio, subalterno, ad attingere un secchio d’acqua per lavare queste tazze.
Dopo aver bevuto, mi accorsi che si era scatenato un vento molto forte, e siamo corsi sulla spiaggia, dove alcuni bagnanti avevano trascinato la nostra barca molto più in alto sulla radura, in quanto, altrimenti, le onde l’avrebbero trasportata in mare. Da lontano, il nostro comandante gridava di affrettarsi perché la marea strappava l’ancora di bordo, e già i motori erano accesi per consentire di tenere una debita distanza dalla spiaggia. Ma la tragedia avvenne quando fummo costretti a buttare la nostra barca in mare. Noi avevamo l’onda lunga, ma al primo tentativo maldestro fummo rigettati sulla spiaggia come ramoscelli. Il secondo nostro tentativo ci fu propizio; la distanza era di poche decine di metri, ma arrivati sottobordo, la barca era piena d’acqua e tutti noi eravamo a mollo e la barca era mezzo metro sott’acqua. Da bordo ci hanno lanciato le scalette di corda, ma, con gli sbalzi di alto e basso della poppa, non è stato facile salire. La nostra spesa era legata sulla barca sott’acqua, barca che, legata alla fune e trainata, è stata poi recuperata.

Gino Candiani


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