In porto a Trapani


Vita di guerra - I

Siamo finalmente giunti a Trapani, nel porticciolo non molto grande ma ben protetto dalle mareggiate, a nord del quale si estendeva tutta l’antica cittadina. Le navi grandi da trasporto non erano molte, ma in compenso eravamo in diversi dragamine e alcuni pescherecci pressappoco della nostra stazza. Noi avevamo il compito (quasi giornaliero) di uscire in mare al controllo anche dei nostri campi minati. Ci fu un periodo nel quale fummo molto bersagliati dall’aviazione, e ogni tanto qualche nostro mezzo non faceva più rientro.
Noi abbiamo fatto dei giustificati reclami in capitaneria; eravamo costretti ad eseguire gli ordini, ma alcune volte – per non esporci troppo al pericolo – ci nascondevamo in qualche anfratto delle isole, e così abbiamo conservato la nostra pelle per più lungo tempo.
Venne poi il momento che Trapani era bombardata in continuazione dalle otto di sera fino alle sei del mattino seguente. Quando eravamo in porto la nostra presenza non era più a bordo ma nei rifugi. La cittadina era quasi tutta rasa al suolo, e sopravvivere era veramente una tragedia. Un particolare che non potrò mai dimenticare è stato quello che a un centinaio di metri dal nostro porto un carretto con cinque soldati con il cavallo compreso giacevano a terra morti da quasi una settimana, e nessuno aveva il tempo materiale di portarli via.

Gino Candiani

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