Il Breve periodo di Santa Maria La Bruna, proprio sotto al Vesuvio

La fuga al nord
In questo piccolo porto - darsena, sul mare lontano qualche chilometro dal paese, non c'era niente tranne la villa del proprietario, dove si riparavano queste barche, e qualche altra casetta nei dintorni; però un provvidenziale grande masso di lava del Vesuvio sporgeva alto e largo una ventina di metri proprio vicino a noi, forse chissà da quale antica eruzione; sta di fatto che nel centro di questo masso esisteva una bella cavità che a noi serviva da rifugio.
Una brutta sera, subiamo un bombardamento navale proveniente dal mare aperto sul golfo di Sorrento, un solo colpo di obice è caduto vicino a noi, dall'esplosione si sono staccate alcune grosse schegge di lava all'interno del nostro naturale rifugio.
In quelle settimane, lo sbarco alleato già rapidamente avanzava dal sud.
Una sera, lasciata la nostra banchigia, abbiamo raggiunto a piedi il paese e ci siamo accorti che sulla principale via di collegamento risalivano dal sud molti giovani come noi, senza le tradizionali divise militari. Tutta questa gente cercava di portarsi al Nord verso casa propria.
I mezzi di trasporto erano quasi nulli: l'entusiasmo fu grande, ché al mattino dopo lasciammo tutto e a piedi partimmo verso Napoli seguendo le rotaie della ferrovia.
La notte prima di partire abbiamo preso una cassa, riempita di tutte le armi che avevamo a bordo (mitragliere pesanti e mitragliette) e l'abbiamo seppellita nella sabbia a qualche centinaio di metri nell'asciutto retroterra. "Magari sono ancora là".
Giornalmente in quel periodo seguivamo i terribili bombardamenti di Montecassino, zona strategica in alture dominante le principali arterie, passaggio obbligato dai risalenti invasori.

Questa postazione era fortemente presidiata dai Tedeschi, che con l'ausilio dei moderni cannoni, avrebbero potuto contrastare fortemente l'avanzata. Ma questo imprendibile appostamento venne distrutto in breve tempo.
Noi tre poveri tapini nordisti, siamo arrivati in Napoli, però qualche reparto era già alle porte.
Ma il fatto cui ho assistito, mi sembra doveroso esternarlo ai miei cari.
La fame di quei giorni non concedeva il senso della ragione, e vidi così sfondare una "cler" di generi alimentari. Molti scatenati entrarono a rubare, molti uscivano con la refurtiva in spalla, ma alcuni non facevano in tempo a scappare perché altra gente piazzava a questi delle nuove bastonate rubando a loro volta al ladro precedente. Noi ci siamo allontanati subito per timore dell'intervento dei Carabinieri.
A piedi ci allontanammo da questa bolgia anche perché a nostra volta eravamo in flagranza di reato di fuga. In quei territori fino a Roma nessun mezzo di trasporto era funzionante, e noi frequentavamo volentieri questa ferrovia onde evitare qualche controllo stradale.
Io avevo quattro croste di pane secco nello zainetto che di nascosto ne facevo un moderatissimo uso.
Molte ore sono passate camminando, ed il giorno dopo arrivammo sulle zone di Capua, e proprio in quella periferia esisteva uno zuccherificio bombardato. Lo Zucchero era sparso un po' dappertutto. Il mio gesto più immediato fu quello di riempire lo zainetto di zucchero che mi ha fatto veramente comodo che con un po' d'acqua mi ha dato le forze di continuare il viaggio.

Gino Candiani


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