La festa del maiale


Un mio ricordo

La "festa del maiale" di cui parla mio padre nella pagina che avete appena letto merita un mio esplicito commento perchè per me davvero sentita.
Benchè io sia venuto al mondo ben dopo questi fatti, tuttavia l'usanza dei miei parenti da parte di madre di macellare il maiale in tardo autunno, produrre salami per tutta la famiglia e per tutta la stagione, è perdurata ancora per decenni, sicchè io stesso ho avuto modo di viverla fin verso l'inizio della mia adolescenza. Il ricordo di quella "festa" (che poi tanto festa non era perchè tutti lavoravano come somari per concludere tutto in giornata), è vivissimo e profondo.
Non posso dimenticare l'odore del fumo del camino del locale ove si macinava la carne, non posso dimenticare i blocchi di lardo che venivano tritati assieme alla carne, il macina carne in azione per ore, l'odore della carne, non così pungente come siamo invece abituati a sentire a volte nelle moderne macellerie, il maiale appeso al gancio al mattino, appena ucciso, i budelli nei quali il salume veniva insaccato, i legni ai quali i salami venivano appesi, feschi, e poi, sì, la risottata finale con pasta di salame....

Hai ragione, papà Gino, son cose che non proveremo mai più.....

Io ho avuto la fortuna, immensa fortuna, di aver potuto vivere ancora il crepuscolo di quel mondo ancora così saldamente ancorato alla terra. Il crepuscolo dell'aratro tirato da un cavallo, prima che subentrasse il trattore, il crepuscolo del maiale macellato, il crepuscolo del lambrusco fatto in casa, il crepuscolo della vita di agricoltori e di una agricoltura ormai relegata nei libri di storia e negli angoli più remoti della nostra memoria, della memoria mia e tua, papà, che abbiamo potuto vederla coi nostri occhi, sentirla con le nostre narici, assaggiarla con le nostre papille....

Enrico Candiani

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