La donna giusta


L'amore "lontano"

La mia fortuna sentimentale non era ancora pronta. Avevo un cliente amico con una grossa sartoria per uomo, cui io fornivo molti tessuti di lana per abiti; un giorno combino di andare alla fiera di Milano con sua moglie e sua figlia già in età buona; il caso volle che siamo entrati in un ambiente del mago indovino e ci siamo fatti leggere il futuro; quando fu il mio turno, questo mago mi disse: “tu non sposerai questa ragazza, la ragazza che sposerai abita molto lontano”.
Nel lontano paese di questa ragazza, che io non conoscevo, tutti gli anni abitualmente passava una famiglia di nomadi che si trattenevano alcune settimane. Queste persone si erano sempre comportate bene in paese e la gente li rispettava. Si era creato un senso di amicizia sicchè un giorno alcune signore e delle ragazze furono invitate dalle zingare a leggere il loro futuro e fu così che in ultimo una signora disse alle amiche: “Dai che lo facciamo anche a questa ragazza”. In quel periodo c’era un marinaio del paese che auspicava di poter avvicinare questa ragazza e – attraverso l’ausilio di qualche amica – le faceva delle “avances”. A lei però non piaceva e non voleva sentirne parlare.
Ma volle il caso che la zingara, quel giorno, le disse che doveva sposare un marinaio, ma che però questo marinaio abitava molto lontano. Questo dubbio però la tormentava perché non sapeva che il suo destino era già assegnato al mio.
Questa ragazza si era trasferita a Milano da una zia che aveva una figlia quasi della medesima età e si era trasferita per andare in una grande sartoria femminile per imparare lo stile dell’alta moda.

Ma una domenica pomeriggio venne a Busto a trovare dei parenti che io già da tempo servivo di scampoli e tessuti vari; quel pomeriggio capito da loro per liquidare i nostri conti sospesi. Questi me la presentano: era veramente bella, e col benestare dei parenti la invitai al cinema, ma – scendendo le scale di casa – mi è venuto subito l’istinto di baciarla. La sorpresa per lei fu scioccante ma, in compenso, ben accetta.
Il nostro destino si era compiuto.
La sua permanenza a Milano non durò molto; io andavo sovente a trovarla e qualche volta sono andato anche a spiarla, per assicurarmi del suo comportamento, ma ho dovuto convincermi che il sentimento era veramente sano.
Poco tempo dopo tornò a casa, ed io andavo spesso a trovarla; ero ben accetto in famiglia, e spesse volte mi fermavo anche per giorni. Mi ero comprato una “favolosa” Balilla che costava più di un anno di lavoro d’operaio: la cifra di ottocentomila lire era già importante. Allora non esisteva l’autostrada del sole e, per fare quei duecento chilometri, ci si impiegava la bellezza di cinque ore.
Non vi dico poi quando cominciava il periodo di fare la festa del maiale che, malgrado il concitato lavoro, alla sera tardi, dopo ultimate tutte le operazioni necessarie alla perfetta conservazione dei prelibatissimi salumi, era tradizione cuocere una risottata con una bella manciata di pasta di salame, cosa veramente squisita che forse non proverò mai più. (commento di Enrico)

Gino Candiani


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