Si corona il sogno


Matrimonio e viaggio di nozze

A suo tempo abbiamo poi fissato il giorno del matrimonio, un bel sabato 29 aprile 1950.
Siamo partiti tutti con due macchine alle sette del mattino; alle undici eravamo già in chiesa. Due brave cuoche a casa hanno preparato un pranzo meraviglioso. Il lambrusco era delle nostre vigne: roba da contea !
Prima di sera siamo partiti col treno per Venezia, e dopo tre giorni, avendo visitato la città e le isole di Murano, siamo ripartiti per Calolzo (zona di Ampezzo), ci siamo fermati una decina di giorni e tutte le mattine si partiva per nuove destinazioni. Dopo aver visitato Cortina e tutti i dintorni, un giorno siamo andati sul Faloria, che in gergo montanaro era chiamato “il padre dei monti”. Quella mattina non c’era nessuno e la funivia non funzionava, ma per nostra fortuna arrivò un gruppo di cineasti con un artista Francese ed il nostro campione di sci, Zeno Colò, che dovevano filmare una sequenza sciatoria, e così siamo saliti con loro fino al rifugio in vetta al Faloria. La neve era tanta e le nostre scarpette non ci consentivano tanto di poterci muovere dal rifugio. Però abbiamo assistito, sia pure un po’ da lontano, alla ripresa di questo film.
Sul piccolo piazzale del rifugio c’eravamo solo noi due, dentro però era attrezzato ottimamente con tutte le comodità di bar e ristorante, un grosso lupo ci seguiva volentieri e mentre aspettavamo la fine di questi cineasti-sciatori (onde poter scendere assieme), noi abbiamo preso dal bar qualcosa da mangiare.

Ma fuori il panorama era paradisiaco, c’era un bel sole sul piazza letto del rifugio, ma anche se faceva freddo, non potevamo perdere un istante di quel panorama bianco, di quelle vallate e di quei ghiacciai che tutt’intorno, a vista d’occhio, ci davano un senso di meraviglia. E mentre aspettavamo il ritorno dei cineasti, abbiamo felicemente ultimato i nostri panini allo spech.
Ci è rimasta un mano una pallottolina di carta che, un po’ per gioco e un po’ per incosciente curiosità ho gettato nella retrostante scarpata per vedere le’eventuale effetto valanga. Non l’avessi mai fatto, perché si è creata veramente una valanga enorme che in fondo valle ha travolto parecchie decine di piante. Noi ci siamo veramente impressionati, e per fortuna nessuno dei presenti all’interno del rifugio si era accorto.
Siamo poi rientrati al nostro alberghetto di Calolzo. La struttura di questo era quasi tutta in legno, anche i pavimenti scricchiolavano camminando. Per noi era una novità e ci siamo divertiti un mondo. Però dovevo tenere d’occhio quel “brutto anatroccolo” di mia moglie (perché era bellissima) e anche il figlio dei proprietari sembrava che me la volesse mangiare con gli occhi.
In albergo – fuori stagione – eravamo quattro gatti, ma con la cucina ci avevano trattati veramente da “milord”.

Gino Candiani


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