La tempesta che uccise un cavallo


1925 circa

Mio nonno coltivava una campagna vicino al secondo cancello della ferrovia Nord, io non ero ancora in età della scuola, e molte volte mi metteva sulla carriola e mi portava con lui in campagna. Nel centro aveva costruito una buona capanna fatta di alcuni pali e tutta rivestita di paglia, che, a dire il vero, anche quando faceva molto caldo si stava bene. In queste campagne c’erano molte pesche e altri frutti, nonché tante altre verdure che noi tutti conosciamo. Lui si portava sempre da casa una bottiglietta con già mescolato olio aceto e sale, il pane era sempre un po’ scarso, ma noi facevamo delle belle "insalatate" con pomodori e altro, e si portava anche un fiasco d’acqua che copriva con una bisaccia bagnata e l'appendeva su un grosso gelso riparata dal sole, che rimaneva sempre freschissima.
Mi ricordo che sul lato sud ovest di questa campagna esisteva un’enorme pianta di castagne dove nel suo tronco cavo eroso dal tempo, esisteva una nicchia in cui una grossa lepre si prendeva l’arbitrio di fare sempre il suo nido; noi conoscevamo questa abitudine e l'abbiamo sempre rispettata pur divertendoci a vedere i piccoli in questo strano nido.
Mi ricordo che un giorno di pomeriggio mentre eravamo in campagna con mio nonno si è scatenato un terribile temporale, la nostra capanna non avrebbe retto all’urto che si profilava e siamo scappati in una cascina di mattoni dei nostri vicini. La lungimiranza è stata la nostra fortuna perché la tempesta quella volta era grossa come le arance tant’è vero che un contadino vicino a noi non ha fatto in tempo a ritirare il cavallo che era legato sotto al carretto e la tempesta ha ucciso il cavallo.

Gino Candiani


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