I miei quasi venti anni


Marachelle militari

Questo capitano (vedi puntata 17) era un omaccione anziano e con una grossa pancia e un po malfermo sulle gambe, però aveva due belle figlie che in piena estate all’interno del suo muraglione, prendevano il sole integrale. La scoperta mi è capitata perché sono salito, arrampicandomi, su un albero per curiosare un grosso nido pigolante di uccelli. In quel breve periodo, noi pochi marinai di quel reparto ne abbiam combinate di tutti i colori. Un giorno, aspettando il nostro maresciallo, ci siamo presentati sui trampoli alti quattro metri. Me lo figuro ancora: ci voleva ammazzare tutti !
Qualche tempo dopo, abbiamo combinato di costruire un “Tobogan” che scendeva dalla collina, e naturalmente abbiamo fatto il suo seggiolino con sotto gli sci in misura giusta da inserire nel tobogan; ma, nella prova di collaudo, il seggiolino non scivolava, e allora abbiam pensato di spalmarlo di grasso. Dopo aver fatto questa operazione, il nostro amico Nardi, con grande euforia, si è sdraiato sopra con la testa in avanti per vedere il funzionamento, ma questo, con il grasso appena spalmato, ha preso il volo nella discesa, ed il povero Nardi è arrivato a fine corsa in pianura strisciando il mento e lo stomaco sull’erba del prato, lasciandoci molta pelle.
Dopo l’infausta prova, abbiamo tolto il grasso e il nostro scivolo ha funzionato bene e ci siamo divertiti, ma poco tempo dopo venimmo scoperti, e, come si suol dire in gergo marinaro, abbiamo avuto una lisciata di pelo. Ma tutto finì in gloria !
In questo periodo noi facevamo scuola da minatori onde poter maneggiare tutti questi ordigni di guerra con una certa sicurezza, però avevamo anche il compito di sentinella, a turno di due ore, a tutto il recinto della polveriera, dove in ogni angolo era ubicata una cabina-torretta in cui, da una porticina esterna, si poteva accedere. Da questa stradina non passava mai nessuno tranne saltuariamente un pastore. Ma sta di fatto che un nostro compagno, Milanese burlone, nel contempo che passava il gregge, è sceso dalla torretta e di nascosto ha trascinato in cabina l’ultima pecora, e qualche ora dopo, “col buon accordo di tutti noi” la pecora era già macellata, e la sera stessa siamo andati in una fattoria non troppo lontano, ed abbiamo fatto una pantagruelica mangiata; sarebbe mancato solo il vino, ma un altro mattacchione dei nostri ne ha trafugato dalla cambusa nientemeno che un bidone. Noi quella sera eravamo usciti di sotterfugio e al ritorno, lungomare, si cantava allegramente.

Gino Candiani


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