Una scheggia Mortale


Una scheggia Mortale (o quasi)

Ogni qualvolta partiva qualche grosso mercantile dal porto di Taranto, noi eravamo preposti a precederlo di qualche chilometro, sempre con inseriti gli apparecchi di dragaggio, onde garantire - alla grossa nave carica al seguito – che nessuna mina nemica potesse esplodere al suo passaggio. Un giorno eravamo fermi nel piccolo porto di Catanzaro Marina quando improvvisamente sentimmo sparare i cannoni del treno blindato fermo in alto sulla collina. Questi avevano avvistato un sommergibile Inglese appena emerso, il quale, a sua volta, sparava verso lo stesso treno.
io - con un altro mio amico – stavo tranquillamente lanciando in mare dei piccoli prismi di tritolo onde stordire un po’ i pesci dove in precedenza avevamo gettato un po’ di avanzi di cibo, pesci che, con un guadino, si recuperavano facilmente; con grande timore sono corso dietro al muraglione di questa banchina, mi trovavo in piedi con la schiena appoggiata al muro, quando, non so dire come e perché, una piccola ma mortale scheggia (che ancora conservo) mi passò davanti agli occhi tranciandomi la punta della scarpa. Forse dovrò ringraziare San Cirillo, cui mia madre aveva portato una mia foto.

Gino Candiani

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