Epilogo


Come abbiamo vissuto una lunga ma onesta vita

Intanto il tempo passava velocemente, io e la mia adorata moglie abbiamo visto crescere i figli e sono contento anche se mi è costato un po’ di sacrifici (specie per la loro salute): quante volte per loro sono andato a Milano e persino a Genova.
Con la mia cara Ines tante volte si litigava, ma sempre per motivi futili e di poca importanza: le motivazioni serie per noi non sono mai esistite. Noi ci rispettavamo e ci siamo sempre voluti bene. Io dovrò sempre ringraziare la mia Ines per la sua onestà, per il suo senso di risparmio, per l’educazione trasmessa ai figli che, attraverso l’onestà del suo comportamento, si son fatti grandi in un ambiente sano, studiando attivamente per poi laurearsi, creandosi una posizione sociale di cui noi siamo fieri.
Tanti piccoli eventi sarebbero ancora da menzionare ma bisogna pur chiudere questo diario, e perciò diremo che il destino riserva ancora una grande speranza, legata al fatto di aver vissuto onestamente e con animo sereno senza lasciare tracce di malefatte.
E – unitamente al pensiero della mia cara Ines – vorrei aggiungere che si allieta la possibilità che ai nostri figli e nipoti sia consentita una lunga e serena esistenza.

E come ultimo ricordo importante mi è doveroso pensare in queste pagine la prematura scomparsa della povera Cristina, che a parte della sua ingrata famiglia, a noi tutti ha lasciato un vuoto incolmabile, e di non facile dimenticanza.
Ma la casualità del destino sembra proprio che ci volesse porre un grande rimedio. Senza averne fatto alcuna ricerca, si prospettò alla nostra famiglia la cara Anna: non è laureata ma noi abbiamo subito avuto una grande stima, il suo comportamento ci è assicurante, col bambino si comporta da mamma e giudicando il suo buon carattere non penso che in seguito ci potrà deludere.
A noi dispiace solo per la sua famiglia, un po’ tanto divisa, che a lei non darà mai un grande conforto.
Però – senza ch’io fossi indovino – mi sembra proprio che il suo destino vuole che tutto quello che le è mancato lo troverà nelle nostre famiglie. La sua indole di correttezza non mi dà pensieri, con noi trascorrerà felicemente il suo tempo, la sua casa è solida e non avrà mai problemi.
Coraggio, dunque, “Annetta”, io sto parlando per il tuo bene, e noi tutti qui ti vogliamo bene.

Io e la mia cara Ines abbiamo vissuto tanti anni in buona armonia.
Rimane solo il fatto che a noi mortali non è concesso l’impossibile; mi auguro ancora un po di anni per veder crescere il più piccolo. E in special modo per questo voglio chiudere con l eparole del poeta: “Godi, fanciullo mio, stato soave, stagion lieta è codesta, altro dirti non vo’, e che la tua festa, c’anco tardi a venir, non ti sia grave”

Nonno Gino


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