Ul Giuanòn il fornaio

Un curioso episodio dul “Giuanon” il fornaio
L’episodio di questo ricordo è avvenuto quando io avevo esattamente l’età di mio nipote Michele (6 anni n.d.r).
In quel periodo quasi tutte le famiglie avevano in casa una marna di legno dove conservavano la farina e le donne avevano l’esclusivo compito settimanale di preparare il pane per la famiglia, ed ognuna si conservava una scodellina dell’impasto precedente perché diventasse lievito per la prossima impastata. Ogni famiglia aveva la sua marnetta e quando il nuovo impasto era lievitato andavano al forno.
Il Giuanon aveva - di buon mattino - acceso il forno con la legna (quasi sempre fascine di rubinia) e quando arrivavano le donne con la loro pasta lui la divideva in grosse pagnotte e ad ognuna metteva un segno di riconoscimento per far sì che ognuna si portasse a casa il pane della sua farina.
Il particolare della farina era importante perché giustificava il pregio e la bontà del pane stesso. In quei tempi la maggioranza usava il granoturco magari con un po’ di segale, il frumento non era ancora molto sviluppato ed era più caro, ma qualche famiglia più ricca lo usava ed il pane naturalmente ne usciva più buono.

Ma il fatto curioso e divertente è stato quando il “Giuanon”, in mia presenza, prese una fascina di legna dal mucchio per buttarla nel forno; nella fascina c’erano i topi; lui aveva la fascina sotto il braccio e un topo gli è entrato nella camicia e, sulla sua pelle, lo sentiva correre e non riusciva a prenderlo e dai versi che faceva io mi sono divertito un mondo.
Un altro fatto curioso e molto unico di questo forno erano proprio i topi. Noi lo conoscevamo bene perché confinava proprio con la nostra casa; alla sera, quando chiudeva, questo fornaio lasciava accesa all’interno una flebile lampadina, e noi pochi conoscenti di questi avvenimenti spiavamo divertiti dal buco della serratura.
Nell’interno di questo forno, su entrambi i lati, erano distribuite, su appositi appoggi, tutte le pale che il fornaio usava per il pane.
A una certa ora, che noi avevamo già sperimentato, tutti gli inquilini fissi, che erano i topi (a mio giudizio forse una cinquantina) si dilettavano mangiando e ballando fra le pale, e mi veniva l’impressione che il gruppo era organizzato e diretto come su un palco teatrale.
Si distinguevano chiaramente i grossi topi neri fermi sugli angoli come fossero dirigenti; sulle altre pale, invece, c’erano quelli più piccoli di color grigio che giravano allegramente, mentre sulle pale opposte c’erano i topi rossicci che ogni tanto litigavano tra di loro; e tutte le sere si ripeteva questo avvenimento.

Gino Candiani


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