Il nostro cortile




Sul lato destro che dava sulla strada di fronte al campanile c’era una vecchia osteria di cui la padrona signora Maria (detta Maanö) era specializzata a preparare la cazuola; suo marito Carnaghi si era messo per conto suo in meccanica e desiderava mio padre come socio, perché mio padre era molto bravo ed era stato forse il primo a costruire artigianalmente le prime stufe dette economiche. Mio fratello Angioletto lo aiutava. Mio nonno Michele detto ”Lalén” era con noi ma dormiva in uno stanzino dove poco prima c’era un suo zio che era morto. Questo stanzino era chiamato “di püres” (delle pulci), ma effettivamente era vero perché ce n’erano proprio tante. In fondo al cortile c’era veramente un grosso gelso, forse centenario, e anche un grande fico, mentre sul lato destro c’erano quattro gabinetti di circa un metro quadrato l’uno col suo buco per farla dentro e non ti dico che d’estate circolavano anche i vermi.

Mio fratello invece era appassionato di motori, e col figlio maggiore del Carnaghi e l’altro amico “Ul Napuleòn” (che poi è diventato “garagista”) ogni tanto ne combinavano una.
Un giorno me li vedo arrivare con dei cesti pieni di qualcosa di meccanico: era nientemeno che una grossa motocicletta tutta a pezzi; questi due quintali di rottame sono stati montati: era una BLAMBURNE, chissà da dove veniva. La prima prova l’hanno fatta nel cortile ma uscivano fiamme anche dai cilindri; ripristinate le magagne, un pomeriggio dopo il temporale, mio fratello con questa moto ed io dietro sul sedile siamo andati a provarla “alla fogna”, ma passando in una stradina ancora piena d’acqua ci siamo impantanati e la moto non ha più funzionato. Non ti dico il ritorno a spingere !

Gino Candiani


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